Professoressa di filosofia : '' Ragazzi l'essere comprende tutte le cose e il nulla è l'assenza di tutte le cose ''

Alunna : '' Quindi il nulla è l'assenza dell'essere , come la vita è l'assenza della morte , ma la vita comprende anche la morte e come l'essere comprende tutte le cose e quindi quest'ultimo comprende anche il nulla .''

Professoressa : '' Ma come si fa a comprendere il nulla nell'essere se teoricamente il nulla non esiste ?''

Alunna: '' Teoricamente anche noi non esistiamo ''

Professoressa : '' Cosa vorrebbe dire ?''

Alunna : '' Che se ragioniamo come sta spiegando lei , l'esistenza non comprende la non esistenza ovvero l'assenza della vita , e dato che la morte ovvero l'assenza della vita non esiste , non non possiamo esistere perchè noi esseri viventi nasciamo per vivere e morire .''

Professoressa : '' Allora mi spieghi lei la filosofia ''

Alunna : '' Tutto comprende tutto , i contrari si comprendono e sono strettamente correlati come affermava Eraclito . Ma ,lo sa perchè tutti i grandi filosofi sbagliano ?Perchè hanno paura di sbagliare e di essere considerati inferiori . L'uomo ad esempio vuole andare in paradiso , ma ha paura di morire , questo vuol dire che la morte è la paura che hanno tutti perchè è l'assenza della vita , e al contrario di come stava dicendo lei , sono strettamente correlate sebbene la morte sia l'opposto della vita , per questo motivo l'uomo ha paura di ciò che non conosce ovvero il nulla , la morte o l'ignoto che sono l'assenza di qualcosa che conoscono bene . Quindi non è vero che il nulla non esiste , il nulla è sconosciuto e questo impaurisce questo filosofo , perciò lo definisce inesistente.''

Anonimo ha chiesto:

Hai mai avuto un bel rapporto con una prof?

Don't cry, fuck. Rispondi:

takemeawaj:

Ho sempre avuto un rapporto molto diplomatico con i professori: loro spiegano, io studio.
In primo e secondo, però, ci capitò una professoressa di italiano sulla quarantina, una donna bellissima ma più che altro, di una dolcezza infinita. Era un po’ come una seconda madre per tutti, credo. Ha una figlia della mia età ed una di quattordici, e questa professoressa, sebbene insegnasse da soli sei anni, ci sapeva fare molto più di altri che insegnavano da secoli. In secondo, strinsi molta amicizia con sua figlia, ma io restai il suo segreto, lei il mio, non volevo assolutamente che la madre potesse fare preferenze nei miei confronti, in nessun modo. Verso la fine dell’anno scorso, ci comunicò che un prestigiosissimo liceo di Roma aveva apprezzato il suo curriculum, e che noi saremmo stati la sua ultima classe in quel liceo. D’estate finalmente potetti uscire con la figlia senza alcun problema, ed un giorno mi disse che per “testare” la madre e confermare il suo ingresso, le chiesero una relazione sullo studente che più l’aveva colpita, e lei.. Lei parlò di me. Mi feci dare, di nascosto, la brutta della relazione e la custodisco ancora, è la cosa più bella che io abbia mai letto. Vi copio qualche spezzettone :)
“Tutti gli altri professori, durante i consigli, non facevano altro che lamentarsi del fatto che entrasse a scuola ‘fatta’, ma io non mi fermai a quello, e all’ennesima lamentela zittii tutti: “vi siete mai chiesti perché fa quel che fa?” Nessuno fiatò più, perché quella bellissima ragazza dai capelli lunghi e gli occhi spenti aveva solo bisogno di aiuto, non di essere ulteriormente attaccata.”
“Aveva un innato talento nello scrivere, una volta, per punizione, assegnai a tutti di scrivere un compito sulla famiglia. Lei mi consegnò il suo su una pagina stropicciata, distrutta, e vi erano segni di lacrime. Quando la lessi, a casa, mi sentii un po’ come quel foglio, e lo bagnai anche con le mie, di lacrime. Il giorno dopo, entrai in classe e lei era lì, all’ultimo banco con lo sguardo basso come sempre, i soliti amici affianco che la facevano ridere ma non la facevano felice. A tutti corressi semplicemente il compito, a lei scrissi “È stato come un pugno allo stomaco”, a quel punto alzò lo sguardo come per dire “Non si preoccupi per me”, e mi faceva quasi paura quanto fosse forte.”
Mi manca troppo.

djangy92kiss:

Per la mia generazione c’é un futuro,tra social,whatapps e menate varie?! Un obbiettivo,una destinazione e le emozioni dove sono finite in smile? In post messi lì a caso?! Pensando che la persona a cui la dedichiamo la legga?…non meglio essere diretti con i Ti amo ?i ti voglio bene detti a gran voce o meglio di tutto dimostrati?! Abbiamo bisogno di atti di follia ma vissuti a pieno non di faccini colorati

Popolo di Tumblr, dai mi annoio :(

1. Hai mai fatto qualcosa di illegale?

2. Fumato erba?

3. Bevuto fino a vomitare?

4. Hai capito chi sono i tuoi vero amici?

5. Hai mai sorpreso qualcuno che parlava alle tue spalle? Se si, cosa hai fatto?

6. Canti sotto la doccia?

7. Ti piace la frittata alle cipolle?

8. Libro preferito?

9. Hai mai rubato?

10. Raccontaci un fatto divertente.

11. Credi nell'oroscopo?

12. Credi nel karma?

13. Ti piace viaggiare? Elenca tutti i posti in cui sei stato

14. Hai mai avuto strane relazioni?

15. Ti piacciono i segreti?

16. Serie tv preferita?

17. Raccontaci un tuo segreto

18. Cosa ti piacerebbe fare da grande?

19. Sei ambizioso?

20. Tre aggettivi positivi per descriverti.

21. Tre aggettivi negativi per descriverti.

22. Descriviti attraverso un elemento naturale. (Es: il mare.)

23. Chi chiami più spesso?

24. Sei innamorato?

25. Citazione preferita

26. Drink preferito

27. Cibo preferito

28. Qualche cazzata combinata?

29. Hai mai fatto l'amore?

30. Un personaggio che ammiro molto.

31. Un personaggio dei libri che vorresti essere e perché

32. Un personaggio di un film o serie tv che vorresti essere

33. Sai cucinare?

34. Ti hanno mai fatto qualche sorpresa? Racconta

35. Colore preferito, cosa ti ricorda?

36. Sei una meraviglia, ci credi?

37. Credi in dio?

38. Canzone preferita?

39. Artista preferito?

40. La cosa che più ti piace fare?

41. Una cosa da fare prima di morire?

42. Obbiettivi per quest'estate?

43. La tua materia preferita?

44. Il tuo outfit preferito?

45. Secondo te, è nato prima l'uovo o la gallina?

46. Scegli un epoca in cui ti sarebbe piaciuto nascere (es: etá degli egizi, etá della rivoluzione)

47. Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti?

48. Una cosa per la quale ti vanti?

49. Quel giorno in cui ti sei divertito tanto... Racconta.

50. Quando è stata l'ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?

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Aveva otto anni.
Otto anni e si chiamava Alice.
Era la mia Alice nel Paese delle Meraviglie.

Tutta la sua famiglia ero io. Capivo che per mia zia fosse difficile. Difficile stare con lei e riuscire a mantenere entrambe. Ero la sua Tata. Quando le chiedevano chi fossi diceva sempre che ero la sua sorellona anche se in realtà siamo cugine. Una volta l’andai a prendere all’uscita da scuola. Loro abitano a Sud, io al Nord, perciò ero li in vacanza.
Mi ricorderò per sempre la sua espressione.
Era felice.
Felice da far schifo.
Era fiera di me. Mi presentava a tutti i suoi amichetti, come se fossi il suo idolo, il suo mentore. E forse, forse, lo ero.
Una volta sua madre le chiese cosa avrebbe voluto diventare da grande.
Lei rispose indicandomi.
Ero sbagliata, come esempio. Pessimo. Ma a lei sembrava non importare. Lei voleva me. Non era come gli altri. Voleva veramente sapere come stavo o cosa facevo. Lei non mentiva o fingeva. Mai.
Una volta, quando aveva cinque anni, venne a dormire nel mio letto. Fuori c’era il temporale. Mi chiese perché non avessi paura come lei. Perché non ero spaventata? Le risposi che era perché amavo i temporali.
Mi facevano capire che, qualche volta, anche il cielo urla.
Da li non ebba più paura.
Anzi, quando c’era un temporale mi chiamava per sapere se lo sentissi anche io.
Il giorno dopo andò in giro per casa indossando una mia felpa. Le arrivava ai piedi e le mani non si vedevano nemmeno dopo averle rimboccate tre volte. Ma diceva che era la sua armatura e che non se la sarebbe più tolta.
Per me era bellissima.
La mia piccola principessa in armatura.

L’unico libro che voleva che le venisse letto era “Alice nel Paese delle Meraviglie” per questo cominciai a chiamarla con il nome inglese. Le avevo regalato la mia copia, una di quelle migliori, ma mi disse che dovevo tenerla io perché quando veniva voleva che glielo leggessi. La prima volta ci mettemmo tre giorni perché lei non seguiva e voleva che le rileggessi le parti che si perdeva. Consumammo la cassetta della Disney a furia di guardarla e quando uscì il film di Tim Burton lo comprammo subito. Per il suo sesto compleanno le regalammo i personaggi di peluches, era tanto felice. Per il settimo compleanno mi chiese di disegnarle sul muro, tutta la storia di Alice. Lo feci, ma lo stregatto venne veramente inquietante. Ma lei disse lo stesso che era bellissimo e che non voleva cambiarlo. Ne era completamente innamorata. Non l’avrebbe cambiato per nulla al mondo.

A settembre mi chiamò mia zia in lacrime.
Alice.
La mia Alice.
La mia Alice di otto anni aveva la LEUCEMIA .
Otto anni e chiedeva perché tutti erano tristi.
Otto anni e chiedeva perché la mamma piangeva la notte.
Otto anni e chiedeva perché doveva andare in ospedale.
Otto anni e chiedeva se sarebbe guarita.
Come puoi dire a una bambina così piccola che ha una condanna a morte sulla testa?
Non puoi.
E allora ridi.
Ridi perché il mondo fa già paura senza la sua luce e non sai cosa farai quando si spegnerà.
Ridi.
Allora le dici che è solo malata. Che è normale.
Normale.
Ora mi sembra una parola di merda.
Non era normale.
Non lo era.
Cose così non devono succedere a una bambina di questa età.
Ma ormai è fiato sprecato.
Parlarne non cambierà nulla.
Scriverne non cambierà nulla.
Ma forse serve a sfogarsi.
Ma a me non sembra che serva a qualcosa.
Ma lo faccio perché è quello che so fare meglio.
Scrivere.
Per lei.
Che forse non so fare neanche questo.

Ogni sera parlavamo. Alle sette mi chiamava e gli raccontavo la mia giornata perché lei la sua la viveva a letto.
Arricchivo la mia vita di persone simpatiche e situazioni allegre. Giusto per non farle capire che mentre moriva lei, morivo anche io.

Una volta la chiamai su Skype. Quando la vidi con con la bandana sulla testa, senza riccioli scuri che ne scappavano fuori, mi vennero le lacrime agli occhi e dovetti chiudermi in bagno per ricominciare a respirare. Le mi chiese cosa avessi. Le dissi che ero molto felice di vederla.

Divenni egoista. Non volevo più vederla ne sentirla.
Era troppo.
Durai due giorni poi risposi al telefono.
Mi scappò di dirle che non avevo risposto perché non stavo bene e lei mi disse:
-Anche io non sto bene, ma riesco a schiacciare un tastino.-
Inutile dire che mi sentii uno schifo.
Lei aveva bisgono di me e io non volevo soffrire.
Alle fine vinse lei.
Ma non la partita più importante.

L’intervento andò bene, i medici insinuarono un po’ di speranza nei nostri cuori grigi. La dimisero. Mia zia la portò a casa.
Mio nonno stava tutto il giorno con lei, ma non si sarebbe comunque accorta di lui. Dormiva sedici ore al giorno. Di norma. Arrivò alle venti ore e poi alle ventidue. Non stava mai sveglia.
Nelle nostre ore al telefono parlavamo delle mie giornate, dei suoi sogni e poi le leggevo delle pagine di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il segno è ancora sull’ultima pagina che le ho letto.
Tenere il libro difianco a me mi è un po’ di conforto.
Ma non lo devono toccare, perché è fragile.
Come lo era lei.

Mercoleì sera mi chiamò mia zia. Mi spaventai perché ero io a chiamare lei, e pensavo fosse successo qualcosa. Risposi con il fiato corto, ma non era successo niente.
Non riusciva ad addormentarsi e mia zia mi chiese di cantare una canzone per lei. Mise il telefono vicino al suo orecchio e appena sentì una piccola voce che chiamava il mio nome mi si aprì il cuore.
Optai per “Make You Feel My Love” di Adele. La melodia è dolce e le parole bellissime. C’è un verso che dice: -Go to the ends of the Earth for you, to make you feel my love- e un altro -I could make you happy, make your dreams come true.-.
Quando finì sentì solo un lieve respiro. Si era addormentata. Chiamai mia zia per toglierle il telefono
-Buonanotte Principessa.-
Furono le ultime parole che le dissi e che lei probabilmente non sentì.
Il giorno dopo ero in “gita” con la scuola. Non ci pensai per tutto il giorno.
Ero in pulman quando mia madre mi mandò il messaggio.

-Non si è svegliata-

Quattro parole per farmi crollare il mondo addosso. Disse che era al telefono con mia zia quando lei cominciò ad urlare.

Aveva otto anni.
Otto anni e si chiamava Alice.
Era la mia Alice nel Paese delle Meraviglie.
Aveva otto anni ed è diventata bianca.
Otto anni ed è morta.
E’ morta.
Se dio esiste deve chiederle perdono.
Aveva otto anni.
Otto anni e si chiamava Alice.
Era la mia Alice nel Paese delle Meraviglie, e forse ora, lo sta vedendo davvero.

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comeacquaneipolmoni (via comeacquaneipolmoni)

Aw..

(via camicamilla)

sto piangendo, la più bella Alice è lei.

(via lasciatidimenticare)

Brividi e lacrime.

(via larinascitadiunanima)

(Fonte: aswaterinthelungs, via siamospeciali)